I nutraceutici possono aiutare a difenderci dalle infezioni virali?

17 / 03 2020
Descrizione

Nel recentissimo articolo in corso di pubblicazione sulla rivista Progress in Cardiovascular Diseases, McKarty e Di Nicolantonio (Catalytic Longevity Foundation, Mid America Heart Institute, St Luke’s Hospital, USA) commentano due innovative scoperte in campo biochimico, che possono potenzialmente riflettersi in ambito nutraceutico, riguardo i meccanismi di difesa dell’organismo nei confronti dei virus a RNA, tra cui il coronavirus.

Gli autori mettono in luce che alcune classi di attivi naturali, di comune impiego in ambito nutraceutico, sono in grado di interagire positivamente con alcuni elementi chiave della produzione di interferone 1 e sono quindi in grado di contribuire a potenziare e/o regolare la risposta mediata da questa citochina di difesa che “interferisce” con la crescita e la propagazione dei virus.

La produzione in interferone 1 a seguito del contatto con l’antigene è regolata da un pathway molto complesso che coinvolge diversi recettori e fattori di trascrizione, tra cui particolare importanza rivestono: TLR7 (Toll-like receptor 7) e IRF3 (Interferon regulatory factor 3). In presenza di forti stimoli ossidativi questi fattori di trascrizione possono subire delle alterazioni che si traducono, a cascata, in un’inibizione della produzione di interferone con conseguente abbassamento dei livelli fisiologici di difesa. Una delle alterazioni più comuni riguarda la struttura della cisteina in posizione 98 (Cys98) di TLR7, la cui ossidazione compromette la sua corretta capacità di signaling.

Attivi come l’acido ferulico, l’acido lipoico e le ficobiline contenute nell’alga spirulina possono preservare in modo specifico l’ossidazione della Cys98 mediante meccanismi d’azione sinergici e complementari di inibizione degli stimoli ossidativi. Anche la somministrazione di N-acetilcisteina (NAC) può risultare molto importante, in particolare negli anziani che sono soggetti a cali fisiologici dei livelli intracellulare di glutatione, cofattore che contribuisce a ripristinare la struttura nativa della Cys98 nei TLR7 e la cui produzione viene stimolata dall’assunzione di NAC.

Un altro importante meccanismo su cui l’integrazione alimentare può agire per potenziare le difese immunitarie riguarda il fattore di trascrizione IRF3 (Interferon regulatory factor 3).  Questo fattore di trascrizione viene attivato tramite l’addizione di un residuo di N-acetilglucosamina alle MAVS (mitochondrial antiviral-signaling protein), passaggio chiave per la regolazione della produzione di interferone 1. La somministrazione di glucosamina, favorendo tale reazione, può amplificare l’azione delle MAVS e di conseguenza determinare un incremento della produzione di interferone.

Lo studio sottolinea inoltre come anche il corretto apporto di minerali sia fondamentale: una carenza di selenio sembra correlata ad una sintomatologia più aggressiva dell’infezione virale e favorisce l’attività mutagenica dei virus, mentre lo zinco supporta l’azione e la proliferazione di svariate cellule immunitarie.

Anche la somministrazione di attivi con funzione antiossidante può indirettamente aiutare l’organismo a fronteggiare l’infezione, contribuendo a contrastare l’eccessiva reazione infiammatoria a livello del parenchima polmonare. Il beta glucano, infine, favorisce l’attivazione delle cellule dendritiche ed è associato ad azione immunostimolante.

 

 

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